Agricoltura Biologica: la certificazione

Produzione vegetale

L’agricoltura biologica punta a ridurre al minimo gli input esterni, preservando la naturale fertilità del terreno e sfruttando al massimo i meccanismi e gli equilibri naturali.
Sono vietate le piantagioni in monocoltura, le colture idroponiche e senza terra.
L’agricoltura biologica tutela la biodiversità e la fertilità del suolo ricorrendo a rotazioni e successioni colturali ampie ed estensive che prevedano sempre la coltivazione di leguminose e sovesci.

Predilige tutte le tecniche di coltivazione meccanica e privilegia le varietà autoctone e naturalmente resistenti ai parassiti e alle malattie.

Intervenire solo in caso di necessità con concimi ed ammendanti organici naturali e alcune rocce naturali, prodotti per la difesa di origine naturale (zolfo, rame, piretro oli ed estratti vegetali ecc.), tecniche di lotta biologica (insetti antagonisti, confusione sessuale, ecc.)

L’agricoltura biologica vieta rigorosamente l’impiego di concimi minerali, gli antiparassitari sistemici e tutti i diserbanti e geodisinfestanti di sintesi chimica.
L’agricoltura biologica vieta l’impiego di sementi e piante geneticamente della produzione.

È vietato l’impiego di OGM anche nella produzione dei mezzi tecnici, concimi e antiparassitari impiegati nei campi.

In fase di avvio è richiesto un periodo di conversione della durata di due anni per le colture annuali o foraggiere e tre anni in caso di colture frutticole pluriennali.

Come si certifica un’azienda agricola

L’iter di certificazione si articola in 5 fasi principali:

  1. Notifica di attività di produzione con metodo biologico all’autorità competente mediante il Sistema informativo Biologico (SIB) o analoghi sistemi regionali. L’operatore dichiara la tipologia di attività, le unità produttive e le filiere di attività sottoposte al controllo. Le aziende agricole dichiarano tutti i terreni condotti con metodo biologicoe conversione o convenzionale. Per le produzioni zootecniche è dichiarata anche la tipologia e la consistenza degli allevamenti.
  2. Valutazione inizialedel processo produttivo, l’operatore presenta un piano di gestione al fine di descrivere tutte le misure che intende adottare per il rispetto dei requisiti del biologico riferiti all’attività condotta. Le aziende agricole che presentano colture condotte con metodo convenzionale o confini a rischio definiscono le misure precauzionali atte a prevenire contaminazioni causate dai trattamenti effettuati sulle colture convenzionali. In caso di coltura parallela presenta un piano di conversione totale massimo quinquennale.
  3. Verifica ispettiva di avvio volta ad accertare la corretta applicazione e l’efficacia delle misure dichiarate del piano di gestione e altri documenti correlati. Viene valutata, inoltre, l’idoneità delle strutture e la corretta gestione dei processi di produzione aziendale in relazione ai requisiti richiesti dalla normativa europea per i diversi settori di attività.
  4. Emissione del Documento Giustificativo e Certificato di Conformità sulla base delle informazioni e dei dati raccolti nell’ambito del processo di valutazione e verifica. Il Certificato di conformità riporta l’elenco dei prodotti certificati e la loro classificazione in base al metodo di produzione “biologico” o “in conversione”.
  5. Sorveglianza annuale tramite periodiche ispezioni e analisi pianificate sulla base di una attenta analisi dei rischi, volte a confermare il mantenimento delle condizioni di conformità e la puntuale e corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie richieste ai fini del controllo.

L’importanza della piattaforma distributiva certificata biologica

La normativa comunitaria in materia di produzioni con metodo biologico (Reg. CE 834/07 e CE 889/08) prevede l’obbligo di assoggettamento al Regime di Controllo CE di tutti gli attori della filiera, a partire dalla produzione agricola fino alla commercializzazione. L’obbligo di assoggettamento al regime di controllo, inizialmente previsto solo per i produttori agricoli e laboratori alimentari, è stato esteso prima alla vendita al dettaglio di prodotti sfusi e preincartati (es. reparto ortofrutta, gastronomia, pane e prodotti da forno, ecc.) e poi all’attività di magazzinaggio e distribuzione all’ingrosso. Solo i punti vendita che commercializzano esclusivamente prodotti confezionati e sigillati direttamente al consumatore (o utilizzatore finale) sono esentati dall’obbligo di assoggettamento al regime di controllo.

Per utilizzatore finale si intende, ad esempio, l’agricoltore che acquista le sementi presso i consorzi agrari e altre rivendite specializzate oppure l’impresa di ristorazione, non ancora soggetta agli obblighi di controllo imposti dal Reg. CE 834/07.

Il legislatore ha inteso, da un lato, estendere il sistema di controllo ad anelli della filiera “critici” prima non coperti dal sistema di controllo europeo (es. punti vendita al dettaglio di prodotti sfusi), dall’altro aumentare il numero di soggetti della filiera di distribuzione che, per soddisfare gli obblighi della certificazione, si preoccupano di verificare la conformità e l’integrità dei prodotti biologici anche mediante verifiche documentali, analisi e procedure di autocontrollo sottoposte alla sorveglianza di un organismi di controllo autorizzato.

L’obbligo di assoggettamento dei grossisti/distributori che svolgono l’attività di magazzinaggio o di puro trading (anche di prodotti confezionati) è sancito dall’art. 28 del Reg. CE n. relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e dal Decreto Ministeriale di applicazione n. 18354/2010 (art. 9).

Tale obbligo è stato recentemente confermato dal Mi.P.A.AF. con le note N.0014017 del 20/06/2012 e n. 79474 del 28.10.2014. Sono tenuti ad assoggettarsi al regime di controllo del biologico anche i distributori a marchio che commissionano e acquistano prodotti preparati da laboratori alimentari terzi, a loro volta certificati. Sono esentati da questo obbligo solo i distributori a marchio-retailer, dotati quindi di propri punti vendita, a patto che non riportino i riferimenti al biologico (bio, eco, organic, etc.) nel marchio che identifica la linea biologica.

Quando, invece, il marchio della GDO contempla al suo interno i riferimenti al biologico anche il distributore-retailer dovrà assoggettarsi al regime di controllo.
In tutti i casi in cui il distributore è assoggettato al sistema di controllo, normalmente, compare in etichetta il codice di controllo attribuito dal suo ente di certificazione.

I controlli ispettivi nel caso dei grossisti e distributori di prodotti confezionati puntano principalmente a verificare la congruenza tra acquisti e vendita, il carico/scarico di magazzino e la gestione del prodotto in magazzino. Il distributore a marchio è controllato anche circa la corretta stampa e impiego delle etichette.

L’operatore controllato dovrà gestire ed archiviare la documentazione attinente la certificazione biologica dei fornitori. Ai fini del magazzinaggio dei prodotti confezionati all’origine la normativa rigide separazioni o magazzini separati.

Il prodotto dovrà essere bene identificato ma può essere collocato anche in promiscuità con il prodotto convenzionale a condizione che non ci sia alcuna possibilità di contatto, commistione o contaminazione con il prodotto convenzionale. Particolare attenzione rispetto ai rischi di contaminazione è richiesta invece nello stoccaggio di prodotti ortofrutticoli freschi.

Quindi la soluzione per la distribuzione organizzata e grande distribuzione organizzata è affidarsi a ditte che possano garantire la corretta filiera del biologico, filtrare produttori di qualità e preparare confezionando ortofrutta fresca e in linea con i punti vendita.

Un Sacco Bio è la soluzione per introdurre gradualmente prodotti di alta qualità, certificati biologici, formare il personale, informare i clienti e aggiornare il reparto ortofrutta con prodotti dalle evidenti peculiarità organolettiche.

 

Fonte: www.icea.bio.